apr 15, 2024

Domande e risposte sulla bioplastica compostabile

 

Lo scorso anno abbiamo parlato molto di bioplastiche compostabili, nell’ambito della campagna realizzata in collaborazione con il consorzio che si occupa di questa frazione, Biorepack. Da poco si è concluso il secondo sondaggio sull’argomento, disponibile in app per tutti gli utenti Junker, a cui hanno risposto quasi 10mila persone, e che voleva misurare il grado di conoscenza degli imballaggi e manufatti in bioplastica compostabile.

Per queste domande vi dobbiamo, naturalmente, delle risposte! Ecco dunque le risposte ai principali quesiti presenti nel sondaggio, per togliervi qualsiasi dubbio rimanente sulle bioplastiche compostabili.

Come riconoscere un imballaggio/manufatto in bioplastica compostabile?

Bisogna far attenzione…all’etichetta! Gli imballaggi e i prodotti in bioplastica possono essere facilmente confusi con quelli in plastica tradizionale. Dovete perciò fare attenzione ai simboli presenti sul packaging che ne certificano la compostabilità. I simboli corretti, che trovate anche all’interno dell’app in una extra info dedicata, sono i seguenti:

E non basta che un imballaggio o prodotto sia definito biodegradabile! Per essere conferito nella raccolta dell’umido organico, deve infatti essere certificato compostabile, quindi compatibile con un processo di compostaggio industriale.

Come conferire correttamente un imballaggio/manufatto in bioplastica compostabile?

In generale gli imballaggi e i prodotti in bioplastica certificata compostabile vanno conferiti nella raccolta dell’umido organico. Tuttavia, non sono accettati in questa raccolta proprio dappertutto – per questo consigliamo di impostare il proprio Comune nell’app Junker, così da essere sicuri di avere le indicazioni di conferimento corrette per il proprio territorio.

Quali sono i principali prodotti in bioplastica compostabile disponibili sul mercato?

I più conosciuti (e non a caso i più selezionati all’interno del sondaggio) sono i sacchetti dell’ortofrutta e gli shopper per la spesa, ormai obbligatoriamente realizzati in materiale compostabile. Consigliamo di attaccare l’etichetta di frutta e verdura quanto più vicino ai manici – se non è compostabile, potrete facilmente staccarla e riutilizzare il sacchetto ancora integro per la raccolta dell’umido.

Molto diffuse sono anche le stoviglie compostabili (piatti, bicchieri, posate), considerando che le stoviglie monouso in plastica tradizionale non dovrebbero essere più disponibili in commercio. Al supermercato potreste trovare anche capsule del caffè compostabili, nonché pellicole, vassoi e vaschette.

Oltre alle bioplastiche compostabili, cosa puoi conferire nella raccolta dell’umido organico?

Principalmente gli scarti di cibo che provengono dalla cucina: scarti di frutta e verdura, fondi di caffè, filtri del tè, tovaglioli sporchi. Gusci della frutta secca sì, gusci dei molluschi dipende invece dal Comune (non sono accettati dappertutto). Stesso discorso per il cartone della pizza sporco, che in alcuni territori va nell’umido organico, in altri invece nel secco residuo.

Per conferire quali frazioni puoi riutilizzare i sacchetti dell’ortofrutta?

I sacchetti in bioplastica certificata compostabile possono essere riutilizzati per conferire l’umido organico. Attenzione all’etichetta che viene apposta quando si pesano frutta e verdura: potete lasciarla se certificata anch’essa compostabile, altrimenti va tolta. Non bisogna assolutamente utilizzarli per conferire frazioni come la carta, la plastica, il vetro e i metalli: costituirebbero infatti frazione estranea e andrebbero a rovinare la qualità della raccolta differenziata.

 
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